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Lo shopping compulsivo: covid edition (+ breve racconto dai Beautyaholic Anonimi)

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Chi è abituato allo shopping online e ha già una certa tendenza alle mani bucate, specie quando si tratta degli articoli che ci fanno “battere il cuore”, già deve lottare con le centinaia di newsletter che arrivano ogni settimana con codici sconto, omaggi su acquisti a partire da xy€, cofanetti in offerta e via dicendo. Figurarsi cosa si può generare in un momento in cui non è possibile uscire di casa e si può comprare solo dai nostri adorati e-commerce.

Quelli che invece erano ancora restii agli acquisti online, per motivi di vario tipo, si sono ritrovati a doverlo fare necessariamente. La necessità nata nei neofiti li ha portati a voler mettere nel carrello qualsiasi cosa gli passasse davanti, dalle cose per la cucina su Aliexpress, all’arredamento su Westwing, all’abbigliamento, al fai-da-te, e persino la scorta di latte e farina.

E tutto questo non me lo sto inventando. Paradossalmente, chi invece aveva già gli e-shop come parte integrante della propria vita ha spesso fatto da coach ai neofiti.
Poi ci sono le influencer e le blogger che non hanno dimenticato un solo giorno, da fine Febbraio ad oggi, di condividere le superpromo che si susseguivano sui siti dei brand cosmetici che regalavano cose, o scontando anche ciò che prima non era nemmeno lontanamente immaginabile vedere in saldo; con le loro buone ragioni ovviamente.

Dunque (come) si può evitare di cadere nello shopping compulsivo?


DISCLAIMER – Si prega di leggere l’ironia di questo post e soprattutto si tiene conto del fatto che si fa riferimento a una fetta persone che hanno trascorso la quarantena in casa potendosi permettere il lusso di vaneggiare durante le giornate o nelle pause dallo smartworking. Ovvio che sono esclusi da questo discorso coloro che hanno lavorato notte e giorno e ancora di più chi,a causa dell’emergenza, ha avuto delle gravi perdite economiche e di lavoro per e quali di certo non avevano come preoccupazione principale il come evitare di farsi prendere la mano online.


È una pratica piuttosto comune quella di girare nei meandri di shop online, scorrendo fino alla 50esima pagina di una certa categoria e riempire carrelli, poi magari mentre lo si sta facendo è pronta la cena e quel carrello è scaduto dopo 30 minuti e quindi nulla di fatto. E questo iter si può reiterare su diversi siti e anche più volte al giorno. Ovvio che se invece tutti i carrelli che riempiamo poi si tramutano in un addebito sulla carta, sono cavoli amari.

Mi immagino in una stanza, seduta in cerchio con altre persone con i miei stessi “disturbi” e la psicologa mi chiedesse di parlare mi verrebbe da dire

“Ciao, il mio nome è A. e ho fatto shopping online solo al 35esimo giorno di quarantena”

E tutti in coro “Brava A.”

Psico: “Dovreste cominciare a prendere esempio da lei. Anna, dopo spiegaci come hai fatto a resistere per ben 35 giorni. Ma prima sentiamo un’altra”

E. alzandosi in piedi e con i pugni stretti: “Ciao, sono E. e visto che questa merda di Covid ha bloccato di nuovo i lavori in casa, e non ho potuto nemmeno festeggiare i 30 anni, ho comprato una palette di Anastasia subito dopo aver ricevuto una Denona, era solo la prima settimana di quarantena.”
Psico: “Forza Elena, la prossima volta ce la farai, comincia a contare i giorni da oggi per ricevere il gettone dei 30 giorni. E tu?”- indicando una chioma riccia e lunga

V: “ Ciao, sono V. e nonostante sia costante da settimane con il mio piano NoBuy mensile che ogni giorno posto sui social, ho ceduto, non potevo lasciare lì quelle Norvina!”
Psico: “Peccato Valentina, eri vicina ad avere il gettone dei 3 mesi consecutivi senza shopping beauty. Cerca di non guardare troppo le stories delle tue colleghe blogger e segui meno Youtuber. Ma torniamo ad A., come sei riuscita a resistere per così tanti giorni, tu che sei la queen quando si tratta di mettere codici nel checkout?”

A.: “Beh, non è stato facile. Ma devo la mia resistenza all’aver compensato quel tempo trascorso sui miei shop preferiti facendo assistenza a tutti i componenti della mia famiglia che si accingevano a fare i loro primi acquisti e che, a un certo punto, si bloccavano e chiedevano assistenza a me. Ho fatto diverse ricerche di codici sconto per loro, su siti di vario tipo, da Amazon per gli attrezzi che servivano a mio fratello che sta per trasferirsi, a MyTheresa per il regalo di compleanno di mia cognata, a Yoox per i nuovi outfit fashion di mio nipote, su Aliexpress per un borsone porta filati per mamma e poi sono stata persino su Sephora e BeautyBay per aiutare E. a trovare la sua palette sui toni del viola…”
Psico: “E io che pensavo che aiutassi le tue amiche, stavo persino considerando l’idea di farti diventare lo sponsor di E., per aiutarla ad affrontare le crisi senza spendere soldi in cose che non le servono davvero” – e poi pensò tra sé e sé “Povere idiote, comprano palette degli stessi colori e non possono nemmeno usare più la scusa che servono per il loro lavoro da truccatrici perché non possono lavorare…”
A.: “Non ci avevo pensato! Scusami E., non volevo contribuire a tutto questo!”
E.: “In realtà, mia cara Psico non è così, in merito all’episodio da lei citato, ossia l’acquisto della Denona, non si trattava di soldi miei bensì di una gift card ricevuta al compleanno. Potrò almeno fare shopping con i soldi degli altri o anche questo è un reato dell’ordine della Beautyaholic Anonime?”
A.: “Non ci avevo pensato! Nemmeno sta volta, è evidente che l’astinenza stia cominciando ad avere un impatto anche sulla mia memoria volatile…”
E.: “E, mia cara psico, devo anche che confessare che spesso mi rivolgo a lei quando si tratta di certi acquisti, anche se ce ne sono tanti altri che faccio ascoltando solo il mio stomaco attorcigliato dai fili che l’idraulico non è venuto a montare nei bagni di casa mia. Sta di fatto che si, solo un paio di giorni fa ho chiesto ad A. consiglio su un acquisto che mi accingevo a fare, di una categoria merceologica sulla quale né io né lei abbiamo ancora avuto esperienza e vorrei puntare sul suo supporto affinché non diventi una nuova dipendenza, ma non so quanto ancora potrò resistere…”

A.: “Tralasciando le possibili nuove dipendenze che spero di non dover fronteggiare, anche se ormai combinano i siti beauty alla cancelleria, e a diversi altri settori prima più difficili da scovare, volevo soffermarmi sul fatto che non credo di meritarlo davvero il mio gettone, perché in fondo sono stata leale solo al mio portafogli, che ho tenuto a bada fino a quell’ordine su Shein, ma ho comunque trascorso ore a riempire e svuotare carrelli, miei e degli altri. Non trova sia un finto successo?”
Psico: “È un’ottima domanda A., forse dovrebbe prendere il mio posto!”
A., tra sé e sé “Certo che dovrei, non fai altro che confermare tutte le ipotesi che faccio da quando sono qui, la terapia me la auto-somministro, tu sei solo un modo per far capire agli altri che ci sto provando a curarmi”
A.: “E poi ci sarebbe anche da considerare che dopo l’ordine su Shein ho scoperto di aver ricevuto un coupon da ben 48€ su mio prossimo ordine ed è inutile che le dica che sarà impossibile non farne uno nuovo a stretto giro, il mio carrello è già di nuovo pieno

AL.: “C’è anche da dire che su Shein credo A. abbia comprato cose che senza Covid avrebbe sicuramente acquistato in un negozio fisico, vero? Avrai comprato qualcosa di carino da indossare in questa primavera-estate? O forse solo estate visto che la primavera non è esistita!”
A.: “Esattamente, nell’ordine c’erano t-shirt, intimo, qualche top, tutte cose che avrei comprato nei negozi dove vado di solito e che sono certa non riapriranno molto presto. Ergo si tratta di necessità, confermo. Quindi pensa sia guarita?”
Psico: “La situazione è molto diversa da quella in cui ci troviamo durante i nostri soliti incontri. Quella che prima poteva essere facilmente riconosciuto come un disturbo compulsivo adesso si scontra con quel grado di necessità che accomuna tutte le persone in quarantena. Come dicevi tu, anche chi prima non faceva shopping online adesso è costretto a farlo, quindi potremmo considerare il tuo acquisto come necessità!”
Nel frattempo nella testa di A.: “Eccallà, e ti pareva che non riconfermava quello che avevo detto”
Interviene E.: “Però aspettate, pensate che A. su Shein abbia acquistato solo abbigliamento? Non credo proprio! Quel sito è una selva oscura, dove a ogni click puoi trovare la cazzata della vita da mettere nel carrello. Non è vero, A.?”
A.: “Eh, prevalentemente abbigliamento…poi ho trovato il portapennelli antipolvere in acrilico, lo volevo da tanto, mi serviva, avevo un coupon del 15%, proprio non potevo lasciarlo lì”
Psico: “Parliamo del “mi serviva”. Vuoi dire che senza quel portapennelli non avresti avuto un posto dove tenere i tuoi pennelli’”
A.: “Ma a casa i pennelli sulla mensola prendono polvere, mi serviva
Psico: “Non farmi credere che dopo tutti questi anni che hai a che fare con il trucco non ti eri ancora accorta che i pennelli all’aperto prendono polvere, lo sanno pure i muri”
A.: “Uhm…in realtà li avevo messi nella cassettiera in acrilico, poi negli astucci comprati su Amazon, e poi ancora nei nuovi case trovati su Aliexpress…”
Psico: “Dunque erano strettamente necessari?”
A.: “Si, nonostante abbia provato tutte le soluzioni che ho appena elencato nessuna mi soddisfa e voglio averli all’aperto però al chiuso. Quindi il portapennelli in acrilico è la migliore soluzione.”
E.: “Mi permetto di intervenire perché io sono costretta a lavare i pennelli mille volte a settimana perché mi prendono povere”
V.: “I case che ha comprato sia su Ali che su Amazon sono per il kit da lavoro, di certo non li usa per tenerli nei cassetti di casa. La box in acrilico è la migliore soluzione
AL.: “E poi nei cassetti in acrilico sai che sbatti ogni volta doverli pescare. I pennelli sono fatti per stare in piedi…”
E.: “Sempre eretti su se stessi, mai dormienti!” – sogghigna

AL: “Scusate, forse dovrei presentarmi. Mi chiamo AL. e ho acquistato al decimo giorno di quarantena, ma erano tutte cose che mi servivano.”
V.: “Anche la Denona?”
AL.: “Come potevo non accaparrarmi quella promo di Sephora, me ne sarei pentita a vita eterna e poi io amo Denona”
Psico: “Quindi mi stai dicendo che hai ceduto all’acquisto perché la promo era allettante? Ti darei il gettone ‘bersaglio del marketing’, quella che cade davanti a ogni strategia, anche la più subdola”
AL.: “Mi permetta, ma il mio ‘mi serviva’ è una necessità di lavoro e anche un oggetto indispensabile per continuare a far filare il mio piano editoriale per il quale ho trascorso notti insonni dopo il rinvio di Cosmoprof. Tutti gli articoli dei prossimi 2 mesi sarebbero stati su quel tema e di cosa avrei dovuto scrivere? Di come mangiarsi le unghie più lentamente durante la quarantena? La Denona mi serviva, per amore della condivisione e del mio blog e di quelli per i quali scrivo.”
A.: “Io ci ho provato a fermarla, anche perché ha provato a tentare anche me, ma forse i miei anni di lotta nel contrastare questo genere di promo non hanno ancora visto fruttare la capacità di dissuadere gli altri negli acquisti, o forse il suo era davvero un bisogno vitale”
Psico: “Ah beh quindi forse, cioè, possiamo considerare anche questa una necessità…”
E.: “O magari è solo una scusa come quella del ‘tanto la uso per lavoro’”
Psico: “AL. è questo il tuo lavoro? Qualcuno ti paga per comprare palette non necessarie? Se così fosse allora potrei considerarlo come un acquisto necessario…”
A.: “Dottoressa, ricordo che un tempo ci diceva che quella come scusa non reggeva e non era abbastanza, non trova stia rivalutando un po’ troppe cose? Non sarà che…”

V.: “A proposito A., ma ti è già arrivato quell’ordine che hai fatto su Inglot con la mia pro card?”
E.: “Giusto, c’è anche il mio nuovo eyeliner in quel pacchetto”
La Psico con la faccia sbigottita comincia a fissare tutte noi che parliamo, come se non volesse perdersi un solo dettaglio di ciò che stavamo dicendo…
A.: “No, non è ancora arrivato”
Psico: “V. mi stai dicendo che tu contribuisci alla compulsione delle tue amiche fornendo addirittura la tua pro cosa? Ma poi come funziona esattamente la pro cosa?”
V.: “Non ho contribuito, ho solo fatto un favore ad A. che altrimenti avrebbe dovuto richiedere la sua, per poi attendere chissà quante settimane per avere il suo sconto, semmai lo avesse avuto. Ho solo velocizzato i tempi, mi sembrava di capire che avesse fretta!”
Psico: “A. sei la dimostrazione di quanto in certi casi i piccoli traguardi sono solo delle illusioni. Un mese per fare il primo ordine e poi ne hai fatti Dio solo sa quanti subito dopo a raffica”
E.: “Ma nooo, abbiamo preso 2 cose in croce, che tra l’altro servivano a salvare dei prodotti evitando di comprarne altri!”
Psico: “Non vi seguo…”
A.: “Durante questa quarantena ho fatto un po’ di decluttering e mi sono accorta di avere troppi prodotti cremosi diventati secchi. Ho pensato che comprare il Duraline di Inglot mi avrebbe aiutato a non dover comprare tutto da capo”
Psico: “Quindi è stato un singolo acquisto che ha evitato una spesa più importante?”
E.: “Eh certo! Il giorno prima ci era balenata l’idea di fare un mega ordine di basi occhi da un sito di cui in molti parlano…”
A.: “Ma poi abbiamo capito che forse non era il caso. E il Karma del soldout ci ha dato la spinta a lasciar perdere.”

Psico: “E questo Duraline quindi farebbe resuscitare gli eyeliner morti?”
V.: “Si, io ce l’ho già e lo adoro. Dovrebbe provarlo!”
Psico: “Si da il caso che abbia un po’ di ombretti in crema solidificati perché non li uso mai…ma poi dovrei comprarlo a prezzo pieno?”
AL: “Dottoressa non le pare di stare entrando in un campo minato?”
A. tra sé e sé: “Di sicuro la prossima volta arriverà un nuovo tutor a farci la terapia, come succede sempre…”

[to be continued…]


 

Non sono solita affrontare i temi della rubrica Divagazioni così, ma sta volta mi sembrava più esplicativo creare un dialogo (più vero che verosimile, le mie amiche possono testimoniare) che mi è venuto di getto, quindi non intendo retrocedere, anzi…se volete sapere come va avanti la storia posso scriverne altri fiumi di pagine. Le Beautyaholic anonime non esistono, ma le singole persone citate si.

 

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