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L’industria cosmetica al tempo dei social Cap. 2 | Il cosmetico del desiderio con intervista a Michele Magnani

L’industria cosmetica al tempo dei social Cap. 2 | Il cosmetico del desiderio con intervista a Michele Magnani

Prodotti di tendenza, aziende che cavalcano l’onda e vecchie tecniche rinominate e riproposte come innovazioni del beauty

Nello scorso numero ci siamo soffermati su com’è cambiata la gavetta nel mondo del make up ma, in parallelo, sono aumentati esponenzialmente i cosmetici e anche le rotte delle aziende che li producono.

I consumatori per etica o per seguire una corrente si proclamano amanti del bio, altri, pur non essendo truccatori, cercano di accaparrarsi l’ultima palette di tendenza, anche solo per sfoggiarla sui social come trofeo.

Ma che ruolo hanno giocato i brand in tutto questo? La legge del mercato vince sempre e, anche chi in tempi non sospetti aveva declassato alcune categorie di prodotto, presto o tardi è corso ai ripari cavalcando l’onda.

Partendo dalle basi, c’è stato un tempo in cui i MUA sapevano far a meno dei primer, eppure il make up era sempre impeccabile. Dagli States invece sono arrivate nuove esigenze, e noi, da buoni emulatori, abbiamo raccolto tutto ciò che il sogno americano anticipava seguendolo a ruota, sia da consumatori che da produttori.

Bastava un correttore fissato con una cipria per aumentare la tenuta di un ombretto, oggi senza pozioni magiche da applicare pare non si sappia più truccare. Gli oli super illuminanti come lacrime sul viso, perché senza bye bye “dewy skin”, o tonnellate di polvere su tutto il viso per fare “baking”, tecnica che esiste sin dalla notte dei tempi ma che per molti è nata l’altro ieri.

Di certo passi avanti ne abbiamo fatti, le tecnologie e le formulazioni dei cosmetici sono migliorate e il veganesimo ha fatto sì che innumerevoli marchi si siano mossi per eliminare dagli INCI tutte le sostanze potenzialmente tossiche e smetterla di torturare gli animali per i test di laboratorio.

Si sa che va dato al mercato ciò che il mercato chiede, ma qualcuno potrebbe anche prendersi la briga di restare sui propri passi! Abbiamo visto nomi noti del make up denigrare l’uso dei primer, per poi glorificarli qualche anno dopo. La credibilità, questa sconosciuta…

Ma se il semplice consumatore, in preda alla mania dei tutorial, può essere vittima inconsapevole di questo sistema, il truccatore qualche domanda in più non dovrebbe forse farsela?

Piuttosto che infilare nel trolley centinaia di referenze ridondanti per il mero gusto di “vendersi” in base ai nomi che ha sulle palette, non si potrebbe semplicemente ricercare e sperimentare per trovare i prodotti più multitasking per un make up artist?
E’ ovvio che anche gli attrezzi fanno il professionista, ma è altrettanto vero che in quanto tale dovrebbe essere in grado di realizzare lavori grandiosi anche con poche cose, ma buone.

IL PUNTO DI VISTA DI MICHELE MAGNANI, GLOBAL SENIOR ARTIST MAC COSMETICS

Michele-Magnani-Mac-Cosmetics-global-artist

La richiesta di mercato spinge molti brand a seguire la rotta che viene “imposta” dai social, questo accade anche in MAC? In che modo contribuisci col tuo lavoro a tutto questo?

“Noi che lavoriamo in MAC riceviamo le collezioni circa un anno prima e abbiamo la possibilità di testarle anche durante le sfilate, quindi in qualche modo influenziamo quello che è il trend di stagione, perché utilizziamo prodotti che a volte non esistono ancora sul mercato, e non produciamo dopo che tutti richiedono un certo tipo di prodotto. In MAC il nostro percorso è più legato al mondo della moda e quindi ad anticipare i trend. I prodotti MAC vengono studiati con un anno di anticipo e la produzione va avanti ininterrottamente sulla ricerca e la sperimentazione indipendentemente da ciò che viene richiesto dai social. Crediamo molto nel lavoro del make up artist, quindi ci son prodotti fortemente orientati al professionista, per il trucco cinematografico, teatrale, fashion, ma c’è anche l’ascolto delle necessità delle consumatrici. Noi guardiamo in varie direzioni.”

In questi ultimi 10 anni nell’industria, che cambiamenti hai potuto osservare nell’evoluzione del prodotto?

“Quando abbiamo iniziato noi non esistevano prodotti a lunga tenuta, ora durano anche 18 ore, ed è molto più semplice ottenere dei risultati. Prima dovevi mettere una grande forza e sperimentazione per ottenere un certo effetto.
Fondamentale è la tecnologia dei prodotti. Quando ho fatto la copertura dei Tattoo di Fedez, lui era terrorizzato, perché l’aveva già fatto e la persona che aveva lavorato su di lui ci aveva impiegato 5 ore. Io e la mia assistente abbiamo coperto i suoi tatuaggi i 25 minuti!
Ma non perché sono più bravo, semplicemente perché conosco bene le performance dei prodotti che ci sono oggi. E’ inutile stare a cancellare col verde, col giallo, col rosso. Bisogna studiare, conoscere, ma se ci sono prodotti che ti permettono di avere dei risultati perché non usarli? Sarebbe assurdo complicarsi la vita! La conoscenza dei prodotti e la curiosità nel testarli, non solo quelli che sono di moda, ma quelli che realmente funzionano. E’ una ricerca continua che un make up artist è obbligato a fare per poter eseguire bene il proprio lavoro! Io ho la fortuna e il privilegio di lavorare per un’azienda che ci da tutto di più a livello di performance, per cui per me è molto più semplice. Ma sono anche uno di quelli che va nelle profumerie a provare e scoprire quello che fanno gli altri, proprio per essere sempre aggiornato, e lo faccio nel mio tempo libero. E’ necessario per poter svolgere la nostra professione oggigiorno, affinare la nostra sensibilità, saper guardare oltre.”

 

Come coprire un coso dipinto guardate il backstage su @maccosmeticsitalia #maccosmeticsitalia #makeup #macdreamup #ad

Un post condiviso da Fedez (@fedez) in data:

Un post condiviso da M•A•C Cosmetics Italia (@maccosmeticsitalia) in data:

E non credi ci sia un accenno di “involuzione” in tutto questo? Un MUA non dovrebbe essere in grado di realizzare uno smokey solo con matita e sfumino?

“Purtroppo abbiamo un po’ perso tutti anche l’uso dei polpastrelli delle mani, e comunque la creatività è quella di saper trovare il giusto prodotto multitasking, perciò si, la parte oscura è come quando ci si rompe il telecomando della tv e andiamo in panico, ma bisogna avere la forza e il coraggio di sperimentare, da truccatori ma anche da consumatori”

Nel primo capitolo abbiamo affrontato il tema delle differenti tendenze tra sfilate e social, cosa ne pensi di tutto questo? C’è qualcosa che proprio non ti va giù nell’atteggiamento dei truccatori e delle consumatrici della nuova generazione?

“Quello che non mi va giù è il non cogliere le differenze: le direction della moda sono quelle che provengono dal mondo della moda, dove ci sono persone titolate, gli stilisti ad esempio, che investono mesi di lavoro e da lì provengono anche le tendenze di make up. Nascono da una ricerca, come il Pantone dell’anno o lo streetwear, per cui ognuno deve fare il proprio lavoro. I trend li lanciano gli stilisti, gli altri fanno delle interpretazioni. Mi piacerebbe ci fosse più chiarezza in questo senso. Non è sbagliato un trucco Instagram, ma se lo vedi per strada ti vien da dire <<Ma dove va quella?>> mentre se vedi un trucco moda in strada lo trovi “cool”. Nella vita normale non ci sono i filtri, non ci sono le app che levigano le rughe. La differenza sta proprio nel vedere una persona alla luce del sole o davanti al ring light!

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photo credits: Mac Cosmetics

 

Riguardo alle nuove leve di MUA non amo quando li vedo arrivare nel backstage come delle face chart viventi, non lo trovo necessario. Se vai in store è normale che ci si trucchi, ma in backstage no, noi siamo li per lavorare, non per andare in competizione con i modelli. Credo sia un obbligo personale curarsi, ma ricordarsi anche che non siamo lì per farci i selfie! Ci sono momenti per lavorare, momenti per fare i “social”. Invece di cercare e rincorrere tanta visibilità bisognerebbe concentrarsi nel far bene questo lavoro.

Quanto alle consumatrici, prima approcciavano al make up per essere carine, per un senso estetico di beauty tradizionale, quello che ci hanno insegnato nell’arte pittorica. Ora tutto questo è sorpassato. Le donne cercano di proteggere la loro individualità, essere diverse. Negli anni 80/90 c’erano dei trend trainanti, e noi truccatori avevamo la “forza” di imporre una direction, adesso tocca a noi ispirarci allo streetwear; le donne vogliono essere riconoscibili, vogliono essere personaggi. Non c’è più il canone estetico visto nel classico beauty, adesso percorriamo mondi totalmente nuovi, dove l’effetto è più importante dell’estetica classica. Dallo zigomo illuminatissimo al contouring molto presente, cosa che non riguarda il beauty visto sotto il canone estetico tradizionale, ma come effetto innovativo dove ogni donna crea il proprio look!”.


 

Grazie a Michele Magnani per avermi dedicato qualche ora del suo tempo! Presto tornerò con il resto dell’intervista, nella quale sono stati toccati temi quali formazione, trend e la carriera in Mac Cosmetics.

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Michele Magnani e Anna Marchese – 2015

Se vi appassionano le interviste ai make up artist italiani più famosi date uno sguardo al dibattito aperto da Antonio Priore sul quale è intervenuta anche Valeria Orlando.


 

 In cover Cantoni Make Up station


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Anna Marchese

Anna Marchese

Make Up Artist - Beauty Journalist - Digital PR http://www.annamarchese.it/about/ 

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