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Il relativo impatto della quarantena sui liberi professionisti che vivono da sempre in smart working

Il relativo impatto della quarantena sui liberi professionisti che vivono da sempre in smart working

Se nell’articolo su Cosmoprof mi sono soffermata su quelli che stanno pagando le spese della distanza di sicurezza, questa volta invece, sulla scia del vedere il bicchiere mezzo pieno, voglio approfittare del momento critico per spiegare meglio cosa sta succedendo a chi invece lavora nel mondo digital.

Ma vi tocca una piccola digressione.

Il mio primo lavoro “vero”, quindi con un incarico e un contratto, l’ho avuto a 18 anni, poco dopo il diploma e quando all’università cercavo ancora di capire cosa era una matricola, cioè io.
Si trattava di un lavoro come web editor, divenuto poi beauty editor, per il network Nanopress, sotto la testata PourFemme. La sede dell’azienda era a Milano, era il 2008, e io a Milano per la prima volta ci sono andata nel 2013. Questo per dire che per tutta la durata di quell’incarico, che poi ho lasciato dopo un paio d’anni per passare altrove, non ho né mai messo piede in azienda, né mai stretto la mano al mio redattore dell’epoca, pur sentendoci via email e telefono tutti i giorni. Subito dopo nuovo incarico, per Beautydea e, anche se in quel caso a Milano ci andavo per eventi e giri vari, i rapporti di lavoro con la redazione sono sempre stati virtuali, digitali.

Oggi che la mia professione si è evoluta e ho anche qualche anno in più, non lavoro più dalla cameretta di casa mia ma dal mio studio, ma la sostanza resta la stessa: i rapporti che ho con molti dei miei clienti si svolgono via conference-call, email e tante telefonate. Ai tempi della quarantena per fermare l’espansione del virus, per chi come me svolge attività su e per web e social, la giornata lavorativa rimane molto simile e non si ferma.

Non si ferma perché anche se qualche cliente è in seria difficoltà per gli ordini che non arrivano e la produzione è bloccata, non si può pensare di premere off sui social o lo shop online (a meno che la situazione non degeneri al punto da fermare anche i corriere e ci auguriamo tutti di no!) anzi, ad oggi, 11 Marzo 2020, restano l’unico modo per riuscire a tenere alto l’interesse del pubblico e vendere, se non subito, poi, o quantomeno intrattenere.

Queste 4 righe le ho buttate giù soprattutto per chi ha scelto questa via o ci si è trovato, e per me che quest’anno ho deciso di produrre di più lato digital e meno lato make-up artist, perché se avessi fatto la scelta opposta probabilmente non starei scrivendo un post così serenamente e probabilmente non avrei nemmeno la voglia di veder scorrere profili pieni di trucchi.

O forse avrei fatto come la mia amica Ilaria Matarazzo, ma per questo vi rimando al prossimo articolo…

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Anna Marchese

Anna Marchese

CEO and founder annamarchese.it 

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